Una giornata un po' ventilata quella di oggi, ma non il tanto da impedirci di prendere il nostro caffè pomeridiano seduti fuori dal solito locale, sulle solite poltroncine fastidiose e piacevoli come solo il vimini sa essere.
Tra una chiacchiera e l'altra con quello che più che un amico è un fratello iniziate a parlare della supponenza che si nota sovente in certi ambienti. Rivalità non dette ma mal celate, quelle rivalità che creano guerre e non cooperazione. Perché la rivalità come la maggior parte delle cose ha diverse sfaccettature.
Prendiamo la più falsa delle rivalità artistiche: Rolling Stones contro i Beatles, due gruppi di persone che si stimavano e andavano d'accordo, una presunta rivalità tra i due gruppi era molto comoda ai produttori e chi di dovere. Possiamo prendere delle rivalità reali, che spingono due compagnie a migliorare i propri prodotti per surclassare le altre. Poi ci sono rivalità aspre, schifose. Dettate da qualche burattinaio che sta in penombra e che porta alla distruzione della vita umana...
In fondo la rivalità, la competizione, è una spinta a cui siamo sottoposti -che ci piaccia o meno- quotidianamente, una di quelle componenti dell'animo umano che ci avvicinano a gli animali anche se spesso non lo volgiamo ammettere. Ci accomuna molto più di quello che pensiamo, in noi uomini, ad esempio, alla presenza di gentili donzelle aumenta il testosterone e cerca di metterci in risalto. Che ciò accada è un bene, è uno stimolo continuo.
Personalmente sono circondato da musicisti, e vedo in loro tante azioni dettate dalla rivalità. Il livello tende ad alzarsi, la dedizione dei musicisti al proprio strumento altrettanto. Purtroppo c'è anche tanta arroganza, molta presunzione: è forte l'idea di essere arrivati e non quella di aver imparato a camminare. Ed io nella parte riflessiva della mia mente vedo la causa nel punto forte ma anche debole dell'arte: la soggettività. Nell'arte è fondamentale la tecnica e su questo non si discute, ma la qualità più importante è la creatività. Creatività che può portare uno con le mani poco talentuose a tirar fuori idee semplici ma meravigliose, creatività che se manca può portare un artista a livello di ingegnere: fai un palazzo gigantesco, bello grande, ma poi?
La competizione, se reale e i soggetti dotati di un minimo di onesta, porta grossi benefici: infatti di norma chiunque dopo essersi messo alla prova capisce quali sono i punti da migliorare, quali i punti di forza e sopratutto impara che non si è migliori mai in nulla. Si torna coi piedi per terra e ci si rende conto di essersi enormemente sopravvalutati, realizziamo di aver dato ragione a Dalì quando diceva "non temere la perfezione, non la raggiungerai mai". Questi ceffoni piazzati dalle esperienze, però, non fanno altro che aumentare il proprio livello di consapevolezza, capire che ognuno di noi è un individuo con dei limiti e che forse un giorno impareremo ad accettare.
Penso che l'umiltà sia ciò, penso che sia consapevolezza delle proprie capacità e dei propri limiti. La consapevolezza di essere degli individui unici, come tutti gli altri...
"Non mi considero un duro, niente rende umili quanto farsi spaccare la faccia."
Mike Tyson
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